|
Dino Buzzati (1906 - 1972) nasce a San Pellegrino (Belluno) in famiglia della borghesia cattolica, e nelle sue origini di montagna contrapposte ad una vita nolentemente metropolitana, c'è il radicamento della contraddizioni che caratterizzano il carattere e il lavoro dell'artista, sempre a cavallo tra ambizione e mancanza di volontà, orgoglio e modestia, vitalità e inazione. Lo scrittore rimase sempre volontariamente ai margini del panorama intellettuale del suo tempo, rifuggendo rifugge dagli accostamenti artistici e sorridendo della sua presunta 'kafkianità', etichetta che peraltro ancora resiste. Una scrittura semplice e chiara, fortemente debitrice della matrice giornalistica dello scrittore (per anni cronista al "Corriere della sera"), che riduce all'essenzialità aggettivi e avverbi, senza nessuna tensione enfatica: "il vero mestiere dello -afferma- scrivere consiste nel raccontare le cose nel modo più semplice possibile". Buzzati racconta dell'uomo medio: non c'è niente di epico né di eroico nelle sue storie e nei suoi personaggi. Sono storie in cui si avverte forte il senso del destino, della vita che sfugge, delle occasioni mancate. I temi buzzatiani sono l'attesa, il tempo, la morte, la solitudine: lo scrittore pare metterci in guardia ma allo stesso tempi distoglierci dall'inarrestabile cammino del tempo, che marcia implacabilmente e che ci lascia disarmati di fronte alla sua avanzata. Se "Il deserto dei Tartari" e i racconti 'fantastici' sono le sue opere più famose e amate dai lettori, non si può dimenticare l'alta qualità della restante parte della multiforme produzione dello scrittore che spazia dal teatro ai libretti umoristici, dalla poesia ai libretti per musica.
(Dario Abrescia)
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
|
|