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Gaio Valerio Catullo (Verona 84 a.C. - 54 a.C.) si trasferì fin da giovane a Roma e vi passò quasi tutta la vita, divenendo animatore dei "poetae novi", quei poeti che avevano rinnovato la scena culturale, ispirandosi direttamente ai colti e raffinati componimenti dei poeti ellenistici, riproducendone la polimetria e i temi galanti o scherzosi, in contrapposizione alla seriosa poesia arcaica.
Tuttavia, Catullo trae ispirazione anche dai lirici greci, rinnovando e riproponendo i temi conviviali di Callimaco o quelli amorosi di Saffo. Musa ispiratrice delle tematiche erotiche e amorose del "Liber" catulliano, è Lesbia, la donna che fu croce e delizia di Catullo, per la quale egli alternò amore folle e delusione cocente, una delusione che, non è da escludersi, potrebbe aver avuto parte nell'aggravarsi della salute del poeta e nella sua morte. I carmi di Catullo sono freschi, vivaci, di un'immediatezza che sembra nascere da un'assoluta spontaneità e che invece deriva da un accurato lavoro di "labor limae" e da una precisa scelta intellettuale del poeta.
(Gabriella Amabile)
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