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Premio Nobel per la letteratura nel 1962, John Steinbeck (1902-1968) viene ricordato soprattutto per l'amara vena di realismo contenuta nei suoi romanzi più famosi. Libri che molto devono ai lavori umili esercitati in giovinezza dall'autore, che lo portarono a saggiare direttamente le misere condizioni della povera gente e diventarne il cantore. Un ruvido realismo che, sorpassando il romanzo sociale arriva quasi a sfiorare il cronachismo, caratterizza le opere più famose di Steinbeck, che hanno come ambientazione privilegiato le campagne e/o la California. Le sue fotografie di questa realtà non sono senza filtri: una vena lirica, infatti, attraversa tutti i suoi paesaggi umani, da quelli più dimessi fino ad arrivare ai toni epici di Furore. Ma è giusto ricordare l'altro inclinazione di Steinbeck, quella fantasiosa, simbolica, ricca di ironia e umorismo: sono qualità presenti in tutta la sua produzione, anche quella caratterizzata dai toni più cupi, ma che trovano i loro momenti più felici in romanzi di ispirazione storica come "La santa rossa" o "Il breve regno di Pipino IV".
(Dario Abrescia)
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
La Santa Rossa (Cup of gold) 1929 I pascoli del cielo (The pastures of Heaven) 1932 Al dio sconosciuto (To a God unknown) 1933 Pian della Tortilla (Tortilla Flat) 1935 Uomini e topi (Of mice and men) 1937 Furore (The Grapes of wrath) 1939 La luna è tramontata (The Moon is down) 1942 Vicolo Cannery (Cannery Row) 1945 La corriera stravagante (The wayward Bus) 1947 La perla (The pearl) 1947 La valle dell'Eden (East of Eden) 1952 Quel fantastico giovedì (Sweet Thursday) 1954 Il breve regno di Pipino IV (The short reign of Pipin IV) 1957 L'inverno del nostro scontento (The Winter of our Discontent) 1961
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